“Ecco io faccio nuove tutte le cose” dice Isaia nella prima lettura di questa domenica (Isaia 43, 16-21) e si tratterà di una realtà nuova, mai pensata, mai realizzata. E ancora prosegue: ”Aprirò anche nel deserto una strada e immetterò fiumi nella steppa”. Questa realtà nuova, questi fiumi nelle steppe e strade nel deserto sono riferiti analogamente al rinnovamento dello spirito umano dopo l’incontro salvifico con Gesù.
Dio farà una rivoluzione, quella di “pace” , rivoluzione troppo grande per la nostra mente, troppo profonda per una legge destinata agli uomini.
Nelle letture evangeliche di queste domeniche c’è un incalzare sempre più rapido verso l’essenziale; abbiamo lasciato la scorsa domenica un figlio ribelle, chiedere perdono tra le braccia di un padre, gioioso di ritrovare chi credeva perduto; l’intensità della parola di questa domenica ci disarma ancora di più, scoprendoci impreparati a entrare nel punto di vista di Dio.
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
È il vangelo di Giovanni (cap 8, 1-11) intitolato l’episodio dell’adultera, ma impropriamente, perché sebbene ci sia nella scena una donna adultera, la centralità dell’episodio risiede nella potenza del dono e della grazia. Come recita il salmoresponsoriale (Salmo 125): “Grandi cose ha fatto il Signore per noi, eravamo pieni di gioia”.
Sono tre le scene che si susseguono, intense e avvincenti : Gesù sta per andare verso il monte degli Ulivi, la sua direzione finale, il suo tragico approdo, la sua sofferta agonia, ma sembra che ci ripensi e si dirige invece verso il tempio; ancora una volta prevale il suo amore per l’incontro, vuole ancora istruire gli uomini, aprire le menti, immettere acqua nei deserti dell’anima,e per la sua fine, forse , c’è ancora tempo
Qui irrompono i farisei , conducendo a Gesù una donna scoperta in adulterio come davanti a un giudice. La legge di Mosè impone la lapidazione per costei perché dura lex sed lex, plateale e inequivocabile verità; ma la domanda postagli “ tu che ne dici?” nasconde una subdola insidia: se Gesù si opponesse alla lapidazione violerebbe la legge di Mosè e questo basterebbe per condannarlo, ma, se acconsentisse alla lapidazione, l’annuncio del nuovo regno svanirebbe inesorabilmente.
Gesù però ci sorprende ancora, comincia a scrivere per terra probabilmente nella polvere. Noi non sappiamo “cosa” abbia scritto ma forse possiamo provare a capire il “perché” scriva Gesù ha bisogno di fissare con la scrittura la verità che sta per annunciare, è bello e umano questo bisogno di scrivere! Ma i farisei insistono, non vedono l’ora di eseguire la condanna; gli uomini sono sempre così frettolosi nei giudizi perché è appagante trovare immediatamente la colpa e il colpevole, in fondo ci rassicura e ci fa sentire i migliori, senza macchia, giudici e detentori di verità.
Gesù alla fine risponde ai farisei con parole che squarciano la certezza umana, la fretta della pena, la sicurezza delle convinzioni, invocando un atto di coraggio : “Scagli la prima pietra chi è senza peccato”.
Non impone Gesù la verità ma coinvolge tutti nel suo messaggio rivoluzionario, obbliga i farisei a un esame di coscienza troppo spesso escluso dall’orgoglio e dalla sicurezza
Se ne vanno tutti; quel giorno non c’è alcuna lapidazione, lo spettacolo non si è tenuto, cala l’antico sipario sulla scena macabra dei giudici e del colpevole, dei retti e dei reietti, vanno via tutti a occhi bassi con i volti offesi dalla verità. Ed ecco Gesù alzarsi davanti a colei che ancora trepidante, non si rende conto di essere la protagonista principale, in quel momento e in quel luogo, di un annuncio di perdono, di una grazia speciale: “Donna, nessuno ti ha condannata nemmeno io, va e non peccare più” . Finale inaspettato per lei, testimone inconsapevole della rinascita, delle cose nuove, della buona novella. La donna è conquistata da Cristo Gesù e per lei inizia la corsa verso la meta di cui parla Paolo ai Filippesi (3 , 8-14) “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla”.
Corriamo anche noi con i nostri peccati piccoli e grandi insieme a quella donna, battezzati di un’acqua nuova, illuminati da un luce senza tenebre, avvolti in un abbraccio d’amore infinito.
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